Un Pensiero su

“Pelle – ABOUT SKIN” Un progetto fotografico di Valentina Procopio

Valentina Procopio

Pelle - ABOUT SKIN

“Per te cos’è la pelle? Qual è l’oggetto o il materiale che più te la ricorda?”

Questa è la domanda che domani i partecipanti alla performance di Valentina Procopio si sentiranno proporre. Ne scrivo qui perchè ho assistito all'ideazione ed evoluzione di questo progetto. “Pelle - ABOUT SKIN” vuol essere un’indagine intima e simbolica, ne verrà fuori un atlante umano delle rappresentazioni inconsce.

La pelle è l’organo più grande del nostro corpo. Ci serve come contenitore, ha a che fare con i nostri confini, i nostri limiti. È un organo di senso spesso sottovalutato, ma attraverso di esso percepiamo temperatura, vibrazioni, conformazione, prossimità. Pensate a quanta della comunicazione non verbale scorre tra due corpi che sono vicini: il nostro corpo reagisce e trasmette istintivamente un’infinita gamma di esperienze e sensazioni senza il nostro diretto controllo. Quando arrossiamo, quando abbiamo la pelle d’oca, è sempre una questione di pelle! È anche attivamente coinvolta quindi nella trasmissione: oltre al colore delle nostre gote, può reagire attraverso l’odore, tradendo tensione grazie alla sudorazione ad esempio.

Bucata, bistrattata, coperta da trucco come una maschera, bruciata sotto il sole, costretta tra vestiti aderenti, segnata da cicatrici come la mappa dei nostri dolori, la pelle ci contiene e ci rispecchia nel confronto con il mondo. A volte si ammala, segnalandoci un malessere che non trova spazio nella nostra attenzione.

Valentina Procopio nella sua arte fa tesoro di queste riflessioni, e la sceglie come simbolo per i suoi ritratti. “Per te cos’è la pelle? Qual è l’oggetto o il materiale che più te la ricorda?” Io ad esempio ho pensato subito ad un sacco di iuta. Una fibra naturale, fitto intreccio che contiene, invecchia, s’impolvera ma non tradisce, lasciando traspirare ciò che custodisce. Sarà perché questi rugosi sacchi erano un elemento esotico presente nella mia infanzia, ma è stata la prima cosa che ho pensato. Cosa vuol dire? Chissà, ne parlerò col mio psicologo! Lo scopo del fotografo non è dare risposte chiare, ma semmai di rappresentare ciò che osserva del mondo, lasciando ad altri il compito di interpretare. Io sarò presente solamente in qualità di assistente (cercheremo di trovare on line le immagini meglio rappresentative per i ritratti combinati).

L’invito è a rifletterci su e venire a farsi fotografare presso il Mani Festival di Catanzaro, domani Sabato 22 Aprile a partire dalle 16.00. Portate la vostra fantasia senza censure, non ci saranno letture psicologiche/inconsce, non è mica una terapia, è solo un ritratto!